Santa Maria presso San Satiro si nasconde, quasi timida, dietro un aspetto dimesso, celata in un angusto spazio di via Torino, tra le vie strette e vetrine alla moda. Ma il suo interno rivela un vero e proprio tesoro: è infatti uno tra capolavori del Bramante, risultato della sua mente geniale, una scoperta che lascia stupefatti. 

  1. Santa Maria presso San Satiro: particolarità
  2. La storia dell’edificazione di Santa Maria presso San Satiro
  3. L’intervento di Bramante
  4. Altre caratteristiche di Santa Maria presso San Satiro

Santa Maria presso San Satiro: particolarità

È una chiesa dalle molte peculiarità questa di Santa Maria presso San Satiro. Vediamole insieme, tenendo ben presente che la trattazione sarà molto schematica, giusto un accenno per invogliare la visita.

In primo luogo, il suo architetto: Donato di Angelo di Pascuccio, detto il Bramante.

Ritratto di Bramante

In secondo luogo la sua pianta: ha una forma a tau, (in termini tecnici appropriati pianta a croce commissa ) ossia una pianta a croce cui manca il braccio superiore. In sostanza una “T”, con i tre bracci di uguale dimensione, disposti intorno a uno spazio centrale cubico, coperto da una cupola.

Pianta di Santa Maria presso San Satiro

Pianta di Santa Maria presso San Satiro

In terzo luogo la prospettiva: Bramante ha realizzato a Santa Maria presso San Satiro quello che è considerato il capolavoro assoluto della pittura prospettica rinascimentale Italiana. Santa Maria presso San Satiro: il gioco prospettico di Bramante

Infine, è la prima chiesa interamente rinascimentale di Milano, edificata sul luogo di un miracolo, come ogni luogo di culto che si rispetti.


La storia dell’edificazione di Santa Maria presso San Satiro

E adesso diamo la giusta cornice storica a questo gioiello di Milano: dobbiamo ovviamente risalire i secoli per raccontare il miracolo che è all’origine della sua edificazione. Facciamo quindi un salto indietro di  secoli e atterriamo nel 1200, l’epoca dei comuni.

Abbiamo detto che la chiesa sorge in via Torino: ma nel 1200 questa via era decisamente lontana dai fasti odierni. Dimentichiamo le vetrine, i caffè alla moda, lo scintillio della vicina Galleria Vittorio Emanuele e la vivacità di piazza del Duomo.  Il quartiere era infatti completamente diverso sia nel nome che nell’aspetto. La zona si chiamava Bottonuto ed era decisamente poco raccomandabile: un dedalo di vie strette, con numerose osterie e locande, famosa specialmente la locanda del Falcone. Atmosfere cupe, vino a fiumi e soprattutto giochi di azzardo, carde e dadi. (Di questo quartiere ne abbiamo parlato qui). Proprio in questi luoghi, tra via Falcone e via Speronari, sorgeva una piccola chiesa che ospitava le spoglie di San Satiro, fratello maggiore di Sant’Ambrogio. Teniamo ben a mente questo angolo, perchè ci torneremo a breve.

Nel frattempo addentriamoci in una delle locande del Bottonuto e incontriamo il protagonista di questo racconto popolare, colui che causerà due secoli dopo la costruzione del capolavoro di Bramante. Massazio da Vigolzone, ecco il nome del nostro antieroe: truffatore e baro, la sua principale attività era il gioco d’azzardo, attività che gli consentiva buoni guadagni. Ma si sa, la fortuna è una dea spesso bizzosa e una notte decide di girare le spalle al nostro Massazio: notte fatale, che lo porterà a perdere tutti i suoi averi durante una partita a carte. In preda alla disperazione, alla rabbia e ai fumi dell’alcol, Massazio si lanciò fuori dalla quella locanda scenario della sua rovina. Inciampando nella notte, lanciando improperi, scagliando la sua rabbia in cielo e in terra: in questo caos emotivo Massazio si ritrovò presso la chiesetta di San Satiro, sul cui muro esterno era affrescata una Vergine con il bambino. Si sa che tipi poco raccomandabili girino spesso armati e Massazio non era certo da meno: la sua ira trovò sfogo proprio sull’affresco, che prese a pugnalare ripetutamente. Ed ecco avvenire il miracolo che stavamo aspettando: dal muro infatti cominciò a sgorgare sangue. Come ogni buona storia, anche questa ha la sua redenzione e il suo Innominato. Infatti  Massazio, dopo essersi ripreso dallo shock e dai postumi della bevuta, si dedicò a fare ammenda dei propri peccati conducendo da quel momento una vita irreprensibile. Qualcuno sostiene addirittura che potrebbe anche essersi fatto prete. Nel frattempo l’affresco della Vergine divenne oggetto di culto popolare, radicandosi nella coscienza della città. Il suo mito resistette nel corso dei secoli fino ad arrivare, due secoli dopo, alle orecchie di Gian Galeazzo Sforza il quale volle recarsi di persona ad ammirarlo. La visione lo colpì a tal punto da decidere di costruire una chiesa che contenesse l’affresco, come uno scrigno, per proteggerlo da accidenti umani e naturali. Ma il nuovo scrigno avrebbe dovuto anche inglobare la chiesetta di San Satiro, con le sue spoglie funebri. A questo scopo ordinò la rimozione dell’affresco che venne collocato sull’altare maggiore della nuova chiesa. Invece sul muro esterno, precedente sede della Vergine, venne posto un quadro di una Madonna col Bambino (non è la copia dell’affresco), con un piccolo altare su cui ancora oggi qualcuno accende una candela votiva.

L’intervento di Bramante

In virtù della decisione di Sforza, appare sulla scena Bramante, cui viene commissionato il progetto del nuovo edificio di culto. Lo spazio per la costruzione della nuova chiesa era particolarmente angusto: infatti il progetto originale della chiesa prevedeva uno spazio di 9m e 70 cm per l’abside. Una vera sfida per colui che divenne, proprio grazie a quest’opera in cui mise alla prova il proprio ingegno, il massimo architetto del Rinascimento maturo. Infatti Bramante in uno spazio di 97 cm riuscì a ricreare un finto presbiterio grazie a uno straordinario effetto ottico. Il colpo di genio di Bramante consistette nella costruzione, dietro all’altare, di un finto coro in stucco, profondo appena 90 cm, con linee perfettamente convergenti. In questo modo quello che l’osservatore percepisce è non solo un’abside che in realtà non è presente ma un’abside profonda e monumentale. E questo nel 1400, senza ausilio di realtà virtuale o stampanti in 3d. Il risultato del puro ingegno umano in secoli che continuiamo a reputare bui, abituati come siamo alla comodità di risposte pronte ed immediate a (quasi) tutti i nostri piccoli problemi di adattamento all’ambiente circostante. Quindi ciò che era un impedimento (l’impossibilità di ampliare la costruzione nelle aree circostanti) si è rivelato quel punto di forza che ha permesso la realizzazione di una delle opere d’arti più notevoli presenti in Italia. Bramante ha saputo volgere a proprio vantaggio le limitazioni imposte, ottenendo come risultato un vero e proprio capolavoro. Non a caso la finta fuga prospettica di San Satiro è considerata l’antesignana di tutti i trompe l’oeil che vennero successivamente realizzati.


Altre caratteristiche di Santa Maria presso San Satiro

La bellezza di Santa Maria presso San Satiro non si esaurisce nel gioco prospettico. Infatti l’abside appare sovrastata da un’ampia volta a botte a cassettoni dorati, la quale fa da cornice ad una lunetta affrescata, rappresentante il Miracolo della Beata Vergine pugnalata da Massazio. A sinistra dell’altare si accede al sacello di San Satiro, chiamato anche cappella di Pietà: quello che resta della preesistente chiesetta di San Satiro risalente all’epoca carolingia. Invece l’ingresso per la sagrestia bramantesca della chiesa si trova nella navata destra: dalle forme decisamente più slanciate rispetto a quelle del resto della basilica, presenta una pianta ottagonale derivata dai battisteri paleocristiani.  Infine la cupola di Santa Maria: decorata a lacunari in oro e azzurro e illuminata da una piccola lanterna, si apre nell’incrocio tra le navate e il transetto. Anche qui ci perdiamo in un’illusione prospettica: i cassettoni infatti sono dipinti in modo tale da dare l’impressione di essere tridimensionali, dando la sensazione di un’apparente volta a botte.


Santa Maria presso San Satiro è un viaggio nel mondo della prospettiva durante il quale la nostra percezione visiva viene messa sotto scacco: un viaggio in un’illusione ottica, un gioco di prospettive che non può non lasciarci increduli e stupefatti, soprattutto se si pensa all’epoca in cui sia stato realizzato.

tour virtuale Santa Maria presso San Satiro