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Santa Maria del Carmine: per gli appassionati di Ken Follett e del ciclo di libri “I Pilastri della Terra” la storia di questa chiesa richiamerà scenari familiari, che sembrano usciti dalle pagine di quei poderosi e splendidi romanzi. E così al cospetto di questa chiesa, con la sua imponente facciata in stile rinascimentale, è facile immaginarsi l’affannarsi del Priore Philip, le maestranze di Tom il costruttore al lavoro per l’edificazione della cattedrale e l’amore contrastato tra Jack e Aliena.

  1. La storia
  2. La chiesa
  3. Approfondimenti
  4. Come arrivare

La storia

Santa Maria del Carmine ha origine antica e la sua storia è strettamente intrecciata con l’ordine monastico dei Carmelitani, da cui prende il nome. Risaliamo indietro nel tempo e arriviamo alla metà del Duecento con il primo insediamento dei Carmelitani nell’area dell’attuale Castello Sforzesco, che all’epoca era decisamente al di fuori dalle mura cittadine. Da qui i Carmelitani si spostarono nel 1399 su un terreno situato in quella che era la parrocchia di S. Carpoforo. Allo scoccare del nuovo millennio, nel 1400, Gian Galeazzo Visconti autorizzò l’apertura del cantiere per la nuova chiesa e l’annesso convento dell’ordine, di cui erano già pronti i disegni e il cui progetto fu assegnato all’architetto Bernardo da Venezia, uno degli architetti favoriti dello stesso Gian Galeazzo Visconti. Bernardo da Venezia fu infatti tra i principali artifici dell’ambizioso programma architettonico per l’ammodernamento del ducato di Milano messo in campo dai Visconti. Per avere un’idea dell’importanza della figura di cui stiamo parlando, possiamo citare alcune delle che videro impegnato Bernardo da Venezia: a Milano il progetto di revisione della pianta del Duomo e a Pavia i cantieri della Certosa, del Castello e di S. Maria del Carmine. Proprio l’esperienza fatta a Pavia servì da ispirazione a Bernardino per Santa Maria del Carmine, dove ripropose lo stesso schema già utilizzato per la Chiesa del Carmine di Pavia, impostandone una copia quasi perfetta.

La citazione de I Pilastri della Terra di Follett non è stata casuale: infatti, come accadde alla Cattedrale di Kingsbridge, anche i lavori per la costruzione di Santa Maria del Carmine procedettero con lentezza, sia per la scarsità dei fondi sia per una serie di incidenti che ne costellarono la storia. I primi crolli, causati da una scarsa adeguatezza delle tecniche di costruzione, si verificarono intorno al 1440: l’opera di risanamento iniziò solo tre anni dopo, affidando il restauro a Giovanni e Guiniforte Solari. Nel 1446, a lavori quasi ultimati, l’edificio subì un nuovo e improvviso crollo: la seconda ricostruzione venne iniziata nel 1449, stavolta diretta da Pietro Antonio Solari, che si occupò in particolare della copertura, del transetto e del paramento esterno della chiesa, conferendo a Santa Maria in Carmine lo stile tipico del rinascimento milanese. Il tocco di Solari è ben visibile soprattutto nelle somiglianze tra Santa Maria del Carmine e le altre basiliche cui prestò la propria opera, in particolare la chiesa di San Pietro in Gessate e la Basilica di Santa Maria delle Grazie. La facciata, come vedremo, venne invece realizzata solo alla fine dell’Ottocento, rimanendo per secoli una semplice facciata di muro grezzo. Nel corso del XV secolo le famiglie dell’aristocrazia milanese presero sempre più a cuore la chiesa, iniziando a costruirvi all’interno le proprie cappelle, destinate ad accogliere numerose sepolture patrizie variamente decorate con opere su tela, sculture ed affreschi. Proprio in virtù di questi importanti lasciti, che hanno fruttato a Santa Maria del Carmine anche l’appellativo di “chiesa nobile”, è ancora possibile ammirare opere che spaziano dal Quattrocento al Settecento.

Come abbiamo già avuto modo di vedere in altri post dedicati a Milano, gli ordini moncali vennero soppressi sul finire del ‘700 e i Carmelitani non sfuggirono a tale abolizione, che ebbe luogo nel 1783: Santa Maria del Carmine venne di conseguenza degradata, diventando una semplice parrocchia. L’Ottocento vide il recupero della chiesa, accompagnato da una serie di interventi in particolare a carico della zona del coro (1825-1839) e della facciata sui cui intervenne a fine ‘800 l’architetto Carlo Maciachini che propose un’elaborata reinterpretazione del gotico lombardo. Infine a inizio ‘900 gli ultimi lavori di restauro riportarono Santa Maria del Carmine alle sue forme originarie, eliminando le strutture barocche e ripristinando, per quanto possibile, l’originario sobrio stile solariano, in particolare all’esterno.

La chiesa

Santa Maria del Carmine si affaccia sulla omonima piazza, su un sagrato realizzato nel 1490 abbattendo alcune case che erano affacciate sull’attuale Via Mercato. I portali di accesso sono tre di cui quello principale è sovrastato da una lunetta decorata a mosaico. Nonostante tutti i lavori che ha dovuto subire nel corso della sua storia, sia la planimetria che la struttura generale dell’edificio rimandano chiaramente al progetto originario di Bernardo da Venezia. L’impianto della chiesa è a croce latina, a tre navate divise da possenti pilastri cilindrici alternativamente in cotto e in pietra grigia di Angera con archi e alte volte a crociera. Il principale modello di ispirazione è costituito senza dubbio dall’architettura cistercense, con l’utilizzo di moduli geometrici “ad quadratum” che rivelano uno spirito unitario ed un’uguale consapevolezza nell’uso dei materiali da costruzione. Di conseguenza la navata centrale è suddivisa in quattro campate quadrate, il transetto è analogamente ripartito in tre campate quadrate così come sulle campatelle delle navate laterali si innestavano una serie di cappelline quadrangolari, oggi conservate solo in parte. Le cappelle laterali delle navate minori subirono modiche importanti nel corso della lunga storia di Santa Maria in Carmine: in origine 14, furono dapprima portate a 22 e poi ridotte a 10, comprese le due del transetto. Le chiavi di volta sono decorate con le insegne del consigliere ducale Angelo Simonetta, che promosse i lavori del cantiere del Carmine, dove venne sepolto nel 1472 nel braccio destro del transetto.

Tra il 1618 e il 1619 venne realizzata la grande cappella barocca a destra del presbiterio riccamente decorata con marmi di vari colori, stucchi, sculture e quadri di gran pregio, creando in questo modo un forte contrasto con l’austerità del resto della chiesa. Tale austerità è ulteriormente smorzata anche dalla presenza di notevoli opere d’arte, che ci accolgono già nel vano di entrata, arricchito da quattro grandi tele di Camillo Procaccini raffiguranti storie bibliche. Sempre di Camillo Procaccini sono anche le decorazioni pittoriche all’interno del secondo vano, raffiguranti quattro episodi della vita della Vergine e la decorazione dell’Assunzione di Maria nella cupola.

Agli inizi del 1700 venne realizzata la sagrestia progettata da Gerolamo Quadrio (architetto capo della Fabbrica del Duomo e la cappella Arese di San Vittore al Corpo) e realizzata dall’intagliatore Giovanni Quadrio: con i suoi meravigliosi mobili scolpiti di noce nero non solo rappresenta uno degli esempi più interessanti e di valore della maestria raggiunta dai maestri intagliatori lombardi alla fine del 1600 ma è anche considerata la più complessa ed articolata sacrestia barocca di Milano.

Purtroppo dell’antico chiostro sono rimasti solo due lati dove sono comunque conservati frammenti di sculture romane, medioevali ma anche dei maestri campionesi e del ‘400, provenienti da quei monumenti sepolcrali gentilizi di cui abbiamo parlato, che si trovavano in origine all’interno della chiesa.

Nel complesso, la lunga e travagliata storia di Santa Maria del Carmine si riflette nella struttura complessiva dell’edificio che presenta elementi autenticamente antichi e di altri più moderni, creando un’esperienza visiva che potrebbe lasciare disorientati.

Come arrivare

La chiesa di Santa Maria del Carmine si trova in zona Brera, a breve distanza dalla Pinacoteca omonima. È comodamente raggiungibile dalla sede dell’International Residence in via gustavo Modena: è sufficiente prendere la linea 1 della metropolitana alla fermata di Palestro (a 800 mt di distanza) e scendere alla fermata Cairoli (15 minuti il tragitto).

Approfondimenti

Per approfondimenti sia su Santa Maria del Carmine sia su altre luoghi da visitare, rimandiamo ai seguenti link:

Sito Ufficiale Chiesa Santa Maria del Carmine

San Vincenzo in Prato: dal 300 a oggi

 

By |2021-12-07T16:06:40+01:00Dicembre 7th, 2021|News|